Il ricordo degli studenti

Caro Professor Stella,
ci eravamo preparati ad accoglierla in Aula Magna con i fiori della festa in mano e la gioia nel cuore, dopo aver sperato e pregato per la Sua salvezza. E ci siamo ritrovati stamane nella Cappelletta del Sacro Cuore, in cui tante volte, a fine lezione, esortava i Suoi ragazzi a sostare per un minuto di raccoglimento e di preghiera.
Ma voglio rivolgermi a Lei come si parla ad una persona viva e cara, che parte per un viaggio non breve. E, a nome degli innumerevoli allievi presenti e non presenti, voglio ringraziarla, Professor Stella, per la ricchezza intellettuale e spirituale che ha versato a piene mani nel Suo trentennale magistero di educatore, nella mente e nell'animo di tante giovani generazioni. Talchè, per noi allievi, la scienza del diritto penale non si è mai separata, nel Suo insegnamento, dalla riflessione sull'eterna presenza del male nel mondo e sulla comune umanità che tutti accomuna, colpevoli e innocenti, vittime e carnefici, perduti e salvati.
Grazie Professore per averci insegnato che l'aspirazione alla giustizia nasce nel cuore umano dall'ingiustizia patita in noi stessi o nelle persone che ci sono care; che soltanto attraverso l'esperienza del male ingiustamente patito cadono i muri tra ciò che è normativo e ciò che è empirico, tra l'essere e il dover essere, e si fanno strada la determinazione e il consiglio per raggiungere il giusto equilibrio tra la giustizia umana del dolore e la nozione astratta di giustizia; che solo così si fa strada lo stimolo per affermare quei diritti che rendono giusta una società di donne e uomini liberi.
Ma si tratta di un equilibrio sempre precario e di una ricerca senza fine, che talvolta esaurisce nelle vittime perfino la volontà di chiedere qualsiasi riparazione del male patito, quand'esso si abbatte improvviso, immenso e incalcolabile.
Voglio ricordare uno dei momenti più alti e toccanti del Suo magistero di educatore di giovani e difensore di vittime innocenti, che resta impresso a fuoco nella nostra memoria dì allievi.
E' la lezione ultima di quest'anno 2006, in cui ricordava ai Suoi ragazzi e ragazze il disastro di Stava del 1985, quando l'enorme bacino di raccolta di materiali sterili, della miniera di Prestavel, costruito a monte delle case abitate del paesino di Stava crollò improvvisamente in pochi minuti, seppellendo nel fango 268 vite umane, e 53 case furono distrutte ed 8. ponti crollati.
Con voce ancora velata di commozione sentimmo il Suo racconto, Professore, dell'amara sorte toccata ad un uomo ancor giovane, sopravvissuto alla tragedia nella quale aveva perso la moglie, i figli, i fratelli, i genitori e la casa.
Quest'uomo che aveva perso tutto, le sue radici, il suo passato, di fronte alle carte preparate per chiedere un risarcimento ai responsabili del disastro, continuava a ripetere:
" .... lo non voglio più niente, rifiuto il risarcimento del danno, non voglio neppure che gli imputati siano puniti, perché nulla potrà ripagarmi delle perdite subite. Sono rimasto solo al mondo e quello che cerco è solo un po' di solidarietà, che, peraltro, vedo completamente assente."
Capimmo che perfino le sofferenze patite nei casi di ORRENDA INGIUSTIZIA ben possono sublimarsi, nell'animo delle vittime, in carità e perdono cristiano per i responsabili. Ma la tragedia, quell'immensa tragedia non poteva seppellire anche la verità.
E la verità del disastro di Stava fu scavata nel fango nero della diga crollata e delle case distrutte. E, nel processo penale che ne seguì, la verità emerse con l'opera Sua, Professor Stella, intessuta di instancabile ricerca scientifica e sapienza giuridica. La verità emerse intelligibile a tutti, senza ombra di dubbio, e fece svanire il dubbio insistito e saccente dei più, interessati a negare la verità, per oscurare la colpa umana di quei lutti e di quelle rovine.
Grazie Professore, per questa lezione ultima, bella e struggente.
Grazie per averci insegnato che la protezione degli innocenti è un principio di civiltà giuridica di assoluta ragione, che su di essa si fondano il valore morale del diritto penale, la stabilità e la forza di una democrazia di uomini liberi. E affinché non resti una vuota declamazione, questo principio di assoluta giustizia deve trovare salvaguardia e difesa mediante la regola probatoria e di giudizio dell'oltre il ragionevole dubbio.
Questa bandiera la scienza penale prende in mano, e pone a fondamento elementare e granitico del!' amministrazione della giustizia in una società libera e democratica.
Questa bandiera rappresenta la difesa e lo scudo contro il pericolo maggiore che in democrazia minaccia i giudici e, in generale, i pubblici funzionari.
E' il pericolo della indifferenza burocratica, della irresponsabilità anonima, che talvolta rende il giudice lontano dalle conseguenze delle sue decisioni, immemore del peso dei dolori umani che il processo penale trae seco fin dal suo cominciamento. Ed è così che la persona accusata, ancorché viva, viene trasformata in un fascicolo, in un incartamento con molti fogli protocollati e, in mezzo ad essi, un uomo disseccato.
Questa consapevolezza noi custodiremo nella nostra memoria, e sarà il filo rosso che legherà la nostra quotidiana fatica di giudici o avvocati al lascito ideale del Suo insegnamento di umanità e di diritto penale.
Grazie ancora Professore per averci insegnato a guardare con occhi meno svagati la comunità di San Vittore, dalla quale un filo sottile, un sottilissimo filo soltanto, ci separa. Queste cose, e sono pochissime che ho potuto dire, sono state il pane quotidiano alla nostra mente e al nostro animo, la trama e l'ordito del nostro dialogo quotidiano in Cattolica.
Ed oggi, in questa maestosa Basilica, fasciata di commozione e di silenzio, mi è caro e dolce ricordarla, Dilettissimo Maestro, per rendere testimonianza al Suo insegnamento che resta nei Suoi libri, nei Suoi articoli, e nei nostri appunti presi a mano durante le lezioni in Aula Magna.
Resta nella bellezza e potenza delle Sue idee, che non passano di moda, poiché i monumenti dell'intelletto non seguono le mode del tempo e non invecchiano. Mi è dolce e caro, perché ricordare è un po' rivivere.
Possa il Signore renderle merito, Professor Stella, per l'appassionata vocazione di educatore profusa a piene mani a tante generazioni di giovani dell'Università Cattolica, per la forza magistrale ed instancabile delle Sue difese di avvocato al servizio degli innocenti, per il calore umano portato ai carcerati nella solitudine delle celle di San Vittore.
Possa il Signore renderle merito per averci amato, Professor Stella, Maestro nostro di umanità e di diritto penale.
Le vogliamo bene, Professore, e continueremo a volergliene.
E che lddio La benedica.